DOVE ANDREMO A FINIRE ?
DOVE ANDREMO A FINIRE ?
Pur confortato dai due miei successi nel prevedere il forte ribasso delle
Borse con esplosione, ora rientrata, della volatilitĆ ed l’ottimo rialzo
dell’oro, mi trovo oggi in grande difficoltĆ per reinvestire la liquiditĆ
creata con la chiusura di una delle due operazioni : ho tenuto l’oro per i motivi che vi spiegherò più avanti
mentre ho preso gran parte degli utili sul ribasso e sulla volatilitĆ .
Ovviamente non sono il solo incerto; leggo moltissimi commenti che mi
arrivano dal mondo finanziario e nessuno, ripeto nessuno prevedeva questo
crollo, dalle Banche Svizzere agli Hedge Funds Americani ai giornalisti
finanziari dalle firme più illustri. Erano tutti pacatamente ottimisti .
A questo punto siamo entrati in un nuovo pianeta finanziario e
sopratutto politico del quale non conosciamo i confini, le possibile reazioni a catena, le contromisure; stiamo entrando
nel :
IL PIĆ ENORME SCONVOLGIMENTO ECONOMICO DEL MONDO DI
QUESTO SECOLO
Uno dei pochi ad aver subodorato che « C’era del marcio in
Danimarca » (Amleto, Shakespeare) Ć© stato uno dei miei
commentatori favoriti che vi ho giĆ citato : RAOUL PAL.
Scopiazzerò quindi molto il pensiero di RAOUL PAL anche perché stiamo navigando
a spanne nella ionosfera ed una opinione vale l’altra, ma la sua Ć© quella che
più condivido.
Prima di parlare del futuro occorre ricordare il come ci siamo arrivati
a questo inferno. I primi allarmi iniziarono nel 2016 quando i tassi del Libor
salirono intorno al 3,5%, tasso che era storicamente basso per noi Baby Boomers
che abbiamo conosciuto tassi ben oltre
il 10%, ma che rappresentava un aumento del 70%, in meno di un anno,
il più violento e rapido della storia dei tassi USA.
L’economia stava uscendo dalla crisi del 2008 solo grazie all’esplosione
dei fatturati deila banda Apple, Amazon,
Google, Netflix, Microsoft&Soci che voi ormai conoscete, ai quali sono sempre solito dare la colpa di tutto, mentre
l’immobiliare e l’industria tradizionale faticavano, subƬ immediatamente un rallentamento.
Dato che gli Stati Uniti sono il più grande importatore del mondo ne subirono
conseguenze negative i grandi loro esportatori come Germania, Cina e Giappone.
E qui si accese una guerra commerciale combattuta con misure protezionistiche e,
dove possibile, con svalutazioni delle monete in competizione. Il tutto condito
dall’applauso delle anime pie che applaudivano la mondializzazione. ( senza
controllo ?).
A peggiorare la situazione degli ultimi 2 anni, il rallentamento
economico mondiale comportò una minor richiesta di petrolio con un prezzo che
perse oltre il 40% del suo valore per assestarsi provvisoriamente sotto il prezzo di costo
dello Shale Oil intorno ai 60 USD/barile,
agevolato in questa discesa dalla guerra che si facevano i sauditi, i russi,
gli iraniani senza contare, per gli Stati Uniti, il massiccio arrivo dello Shale
Oil che arrivò a diminuire il bisogno di importarlo. Siamo precipitati, ai
giorni nostri ,a 20 USD/Barile.
E POI ARRIVĆ IL BLACK SWAN
L’inimmaginabile, il cigno nero, Ć© arrivato, con oltre un milione di infetti,
in crescita, e con la distruzione della vita di mezzo globo.
Facciamo l’azzardo di trarne le conseguenze.
Nelle sue previsioni Raoul Pal divide la crisi finanziaria in 4 momenti
successivi.
1)
LA
LIQUIDAZIONE
Questa Ć© la fase nella quale ci troviamo con la mia beneamata
volatilitĆ , il mio cavallo di battaglia, che Ć© esplosa !
Dato che l’unico disastro paragonabile a quanto sta accadendo Ć© il
famoso crollo di Wall Street del 1929 risulta inevitabile fare un paragone.
Mettendo i due grafici Standard&Poors del 1929 e quello di oggi la
gemellanza Ć© stupefacente.
La seconda fonte della liquidazione Ć© avvenuta nel reddito fisso dove la
vendita delle obbligazioni di bassa qualitĆ « Junk Bonds » ha
alimentato quella vendita di qualsiasi cosa producesse denaro. Il timore di non
riuscire a rimborsare tutto quel debito che era stato emesso grazie ai tassi
sempre più bassi, si Ć© tramutato in panico e si Ć© venduto di tutto fino all’oro
ed ai Bitcoin, come ho spiegato nel precedente articolo « In un solo
mese » del mio « L’ANGOLO DI PAUL » che ripeto Ć© accessibile
a tutti a costo zero..
La fase della liquidazione dovrebbe terminare solo quando l’effetto COV
19 avrĆ finito di spostarsi da New York al Sud e Sud Ovest degli Stati Uniti,
quando in Europa sarĆ domato o quando un vaccino verrĆ reso disponibile al
pubblico.
2) IL RIMBALZO
Ć quello che potrebbe succedere prima del raggiungimento del fondo (Per
raggiungere il quale, personalmente, credo ci sia ancora un 10% di ribasso verso
quota 21000 del Dow Jones). Un rimbalzo Ć©, in realtĆ , giĆ avvenuto a fine Marzo
ma troppo limitato nel tempo anche se abbastanza significativo come quantitĆ . Per
conservare come modello il 1929; in quei tempi
questa fase di rimbalzo durò sei mesi e recuperò oltre il 48% delle
perdite. A mio avviso tuttavia esiste una fondamentale differenza: nel 2020 gli
avvenimenti arrivano con una velocitĆ ben diversa e quindi se rimbalzo deve
essere, potrebbe essere vicino oppure essere giĆ avvenuto. ( Rialzo di Marzo ?).
3)
LA
LIQUIDAZIONE
Tutti gli interventi di sostegno non possono essere altro che una
ondata di soldi messi a disposizione e che nessuno sĆ se siano o meno
sufficenti ; ma il vero problema Ć© un altro :
I capitali elicotterati (Helicopter Money, ricordate ? ) nel
sistema mantengono in vita il sistema stesso, consentono agli imprenditori di
far ripartire la produzione, di pagare gli stipendi ma non risolvono quel buco
delle entrate che in circa 6 mesi la sosta forzata ha provocato :
ripartenza quindi basata su un rinnovato ottimismo dato dalla sconfitta del Virus
sia con l’entrata in scena di un vaccino che con la stretta della trasmissione
del Virus. Ma il fatturato perso non potrĆ mai essere recuperato se non
accettando di far debiti difficilmente rimborsabili per molti.
4) L’INSOLVENZA
A chi ritenesse che il peggio Ć© passato e come spiegato in precedenti
scritti , riuscire a comprare in Borsa sui minimi dei mercati può diventare un
esercizio costoso oltre che difficile. Anche perchƩ il vero problema della
Finanza Internazionale non Ć© lo spappolamento delle Borse ma quello del debito
internazionale . In termini contabili il rapporto di grandezza Ć© stimato di 7 a
1. Dal grafico in basso potete vedere come il Total Pubblic Debt abbia ormai superato il Prodotto Nazionale
Lordo e galoppa al rialzo
Un ulteriore grave problema Ć© la dequalificazione del debito esistente.
In tempi di benessere i voti in pagella per il debito sul mercato variano molto
raramente; le aziende che perdono il loro AAA sono poche mentre oggi il
declassamento Ć© all’ordine del giorno.La fetta più grave, perchĆ© di dimensioni
gigantesche, Ć© quella dei BBB (Circa 3 trilioni di USD) che poco a poco il
virus ha fatto diventare Junk Bonds (Obbligazioni spazzatura stimate ammontare
attualmente vicino ad 1 Trilione di USD)
Per la serie, non c’Ć© mai fine al peggio, non possiamo dimenticare
quello che, in prospettiva é il problema più serio :
Il Cambio della mentalitĆ dei consumatori.
Nella Pechino del quasi dopo virus, l’attivitĆ ha ripreso e durante la
settimana la gente consuma normalmente anche se i numeri sono ancora
bassi, ma quello che capovolge lo scenario Ć© il Week End: i consumi sono
spariti non solo per la prudenza virale ma anche perchƩ il popolo ha visto la
morte con i propri occhi, ha sfiorato la miseria in prima persona e non vuole
assolutamente fare tutto quello che faceva prima rimettendo in discussione i
valori della vita.
Non siamo cinesi e non siamo ancora usciti dalla pandemia ma mi sembra
che una rivisitazione dei valori ed un netto cambio della carente fauna
politica possa rappresentare per noi l’unico lato positivo della crisi in
corso.
Ma torniamo al dunque: qualunque sia la motivazione l’uscita dalla
crisi avrĆ tutti i crismi di una recessione. I Cinesi hanno ricominciato a
produrre automobili ….. ma nessuno se le compra.
Ć quindi inevitabile pensare che una recessione sia dietro l’angolo. Ci
attendono almeno 2 vedi 3 Trimestri con crescita negativa del PNL, cui va
aggiunta una mancanza di liquidità perché le Banche che dovrebbero distribuirle
non avranno le richieste di fondi perchƩ chi Ʃ riuscito a sopravvivere al
disastro sarĆ poco propenso a rimettersi in gioco, un indebitamento
generalizzato ed una liquiditĆ mal distribuita.
Arriviamo dunque alla fine del giro :
Non condivido il pessimismo di Raoul che, a questo punto, prevede la
possibiltĆ che il mercato perda sino all’80% (=Dow Jones sotto 10000)
possibilitĆ alla quale lui attribuisce che il 60% degli esiti possibili. Molto
della sua previsione discende dal fatto che lui preveda un crollo di tutte le
materie prime , dei tassi d’interesse negativi ,una Borsa in crollo nell’ambito
di un fenomeno di Debt Deflation (Deflazione del debito = il debito vale sempre
meno) che aumenti il costo reale del denaro (=differenza tra tassi d’interessi
e costo della vita) non perchƩ i tassi vengono aumentati ma perchƩ il costo
della vita scende (Deflazione Ć© il contrario di inflazione)
In pratica il risparmiatore depositerĆ del capitale pagando degli
interessi invece di riceverli, con il solo scopo di trovare un parcheggio
sicuro. ( ?)
L’ORO, il nuovo ultimo amico
Se il debito mondiale rappresenta un bolla difficilmente pagabile per mancanza
di Dollari (Oltre l’80 % del debito mondiale Ć© stato emesso in USD) i
casi sono due : o si stampano tonnellate di nuovi dollari o si cerca di
diminuirne il costo svalutando il Dollaro.
In entrambi i casi viene creato il PARADISO dell’ORO. Ecco perchĆ©,
malgrado la mia riluttanza storica verso il lingotto, ho deciso di mantenere la
posizione in Oro , che ho anzi recentemente aumentata investendo in azioni
minerarie ed in Argento ( Molto in ritardo nei rapporti storici con il suo
fratello maggiore).
CONCLUSIONE
Per rispetto dei tanti morti non commenterò il comportamento della
classe politica ma mi limiterò a citare un’altro passo dell’Amleto di Shakespeare :
La follia dei potenti non può rimanere sempre senza controllo .
Dedicata a tutti quei burocrati che avevavo ricevuto un allarme ai
primi di Gennaio e l’hanno infilato nella immensa pila dei sospesi.

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