UN BREVE SUGGERIMENTO PER I SESSANTOTTINI
Dott. Luciano Ammendola
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UN BREVE SUGGERIMENTO PER I SESSANTOTTINI
Nei giorni scorsi ho avuto un lieve confronto con una signora di diversissime idee politiche, che mi rinfacciava il mio feroce umorismo nei confronti della faccia sanguinante (ma non troppo !) di un signore della mia età che si era beccato un botto in piena sfilata del 25 Aprile vestito con giacchetta tipo cubano della « revolucion », bandierino rosso al collo, il tipico residuo di quei comunistelli degli anni 60 che hanno fatto solo un enorme danno: non avendo saputo combinare niente nella loro vita si sono riversati, tanto per campare, in massa in quei posti che il centro-sinistra dell’epoca poteva loro offrire: dei simpatici seggiolini nella pubblica amministrazione ed in particolare, un flusso inarrestabile di dilettanti che hanno rovinato l’istruzione nelle nostre scuole.
La loro tanto vantata rivoluzione che doveva cambiare il mondo, far trionfare la bandiera rossa, si è fatta spazzare via da un attoruccolo di seconda fila, diventato famoso per filmetti western di scarso valore, un figlio del Texas, che ha provocato con la sua semplice volontà il crollo del muro di Berlino: Ronald Reagan.
Molti sessantottini si sono allora accontentati, come dicevo, con un posto di insegnante a Canicattì, un segretariato comunale in Val Brembana e altri si sono dati alla politica come porta borse dei militanti del PCI, ma attenzione, alcuni non si sono rassegnati alla loro sparizione. I più accaniti si sono trasformati in Brigate Rosse, seminando quello che hanno seminato, al punto che, come rivelato, in questi giorni, persino Berlinguer fù costretto ad incontrare di nascosto il capo neo/fascista Almirante per vedere come contenere questo spargimento di sangue, in questo caso, assassino.
Gli altri, con meno palle, hanno continuato a vaneggiare su un mondo che non potrà più tornare, continuano a vestirsi con indumenti alla Che Guevara, si agitano in televisione come il maritino della Berlinguer o come Vauro, sovente invitato da Nicola Porro, che secondo me lo porta in trasmissione per fargli fare il buffone di corte.
Ma non posso concludere questo mio, senza segnalarvi un libro che ho appena finito « La Cina in dieci parole » di YU HUA Editore ovviamente Feltrinelli che è stato per me come viaggiare sulla luna.
Ricorderete come i figli del 68 ad un certo punto, non potendo accontentarsi di Pajetta, misero in campo il loro fanatico amore per Mao Zedong (ho imparato che si scrive così) del quale cominciarono a coltivare i pensieri in quei libri che nessuno in realtà aveva il coraggio di leggere.
Vennero adottate, come fosse roba di casa nostra, la « Rivoluzione Culturale » e « La lotta del Popolo » con effigi del Grande Mao, camicette con bottoni al collo e tatuaggi con la Stella Rossa.
A questi disperati che hanno oggi la mia età, sconsiglio di leggere questo libro, che provocherebbe, a fine vita, il rimpianto di essere stati dei besuiti tutti questi anni.
In particolare non devono sapere cosa significano le parole « shanzhai » e « huyou » due termini che illustrano il mondo comunista della Cina di oggi e che sono spiegati nei due ultimi capitoli. Lettura esilarante.
Non basterebbero i fazzoletti per piangere la nullità del 68.
PS L’autore ha fatto un carrierone riconosciuto dalle autorità cinesi attuali e vive in Cina con la considerazione del Partito, quindi non cercate di dargli del neo fascista.

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