LA FEDERAL RESERVE NON STA DANDO I NUMERI.
Dott. Luciano Ammendola
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LA FEDERAL RESERVE NON STA DANDO I NUMERI.
Abbiamo assistito in quest’ultima settimana a tutta una serie di capriole di ogni tipo: di pensiero, di strategia, di direzione, di sentimento, di comprensione e di comportamento.
Cominciamo dalla Federal Reserve e dal suo Chairman Jay Powell. In Ottobre 2018 era cominciato a Wall Street un ribasso importante dopo quasi 10 anni di rialzi seguiti al crollo del 2008. Gran parte della spinta era stata data dalla decisione della Fed di iniziare una fase di recupero dell’enorme deficit pubblico creato con il torrente di denaro immesso a tasso zero per risanare la finanza stremata dalla bolla immobiliare di inizio secolo. Dato che la Borsa di NY aveva perso intorno al 10% si pensò che in occasione della riunione di Ottobre della Fed, ci sarebbe stata una reazione di Powell, uomo eletto da Trump. Veniva considerato un libero pensiero indipendente, non condizionato dai valori dei Poteri forti. A sorpresa, si dichiarò tutt’altro che pragmatico e di aver inserito alla guida un pilota automatico (Quantitative Tightening) che non si sarebbe fermato prima di aver sanato una fetta consistente del Debito Pubblico.
Come risultato di una attitudine così decisa, in Dicembre la Borsa arriva a perdere sino al 20%. Siamo alla vigilia di Natale. Un vero uomo di ferro il nostro Powell molto simile al mio “amico” Paul Volcker al quale ho intitolato il mio Blog e dedico una caricatura che vedrete in questo commento.
Non demorde ed anzi in alcune interviste, nelle quali anche le virgole vengono esaminate, parla di “sbilanci finanziari” o di “Elevate valutazioni” (tradotto= bolla borsistica). Insomma un uomo che obbediva al compito che gli era affidato come Presidente della Fed: controllare il benessere dell’economia e non quello dei livelli del mercato azionario.
Uno dei veri problemi di queste decisioni é stata sicuramente la violenza con cui questa cura é stata applicata. Probabilmente delle decisioni meno punitive e più allungate nel tempo avrebbero ottenuto dei risultati più moderati ma più duraturi.
E veniamo a Gennaio del 2019 quando all’improvviso Powell rovescia il barcone e comincia a parlare di revisione possibile del QT e dopo meno di un mese grida al mondo che vista la situazione (Senza citare i mercati, per decenza), la Fed ha deciso all’unanimità di arrestare il rialzo del tasso di sconto di ¼ % a trimestre e di ridurre il rientro del Debito Pubblico da 50 Miliardi $ al mese ad un cifra più modesta, manovra che peraltro non verrà più prolungata, a differenza di quanto asserito nel passato, dopo il 2019.
Molte le ipotesi che possono giustificare questa giravolta: le due più credibili sono:
1) Powell ha in mano dei dati economici molto più bui ed inquietanti sull’economia USA che giustificherebbero un cambiamento di rotta.
2) I Poteri forti hanno preso il telefono e gli hanno chiesto di intervenire perché le conseguenze collaterali (sopratutto il rialzo del dollaro ed il crollo del prezzo del petrolio) diventavano insostenibili.
Dato che questa mossa assomiglia ad un TIR che in autostrada fà inversione ad “U”, le reazioni diventano esagerate anche perchè gli operatori attivi in Borsa sono diversi da quelli dei miei tempi.
GLI INVESTITORI PASSIVI.
Avendo commesso l’errore di aver previsto con troppo anticipo lo scoppio della bolla borsistica di Wall Street, che comunque prevedo possa arrivare a breve, mi ero dato un bell’abbraccio di autostima in Dicembre quando avvenne quel calo in Borsa sino alla punta del 20%: ma non avevo tenuto conto degli investitori passivi. Da una decina di anni il piccolo investitore non usa più una casa di brokeraggio come la Merrill Lynch o la Bache&co (di cui ero Vice-President),per citare le due piu’ grandi, per curare i suoi investimenti in Borsa. La tecnologia ha ridotto ai minimi termini le commissioni delle operazioni di Borsa, uccidendo il mestiere di Commissionario di Borsa. Senza stare troppo a ragionare l’investitore oggi si trova sul mercato a disposizione uno strumentio chiamato ETF che consente di non dover farsi consigliare l’investimento azionario e di dover decidere se comprare Ford oppure General Motors. Decine di ETF (Exchage Traded Funds) sono stati creati dalle principali Banche d’affari. Ogni ETF copre un certo settore (Grandi Magazzini, Elettronica, Farmaceutici) investendo i capitali ricevuti dagli investitori nei maggiori titoli del settore prescelto, basando la quantità delle varie azioni da comprare ,in base alla capitalizzazione percentuale in Borsa, il piccolo investitore deve solo scegliere se vuole investire in un certo settore, in un certo paese, in un certo strumento (Azionario, Obbligazionario), in una certa moneta.
Si chiama Investimento Passivo ed è diventato il piatto favorito del giorno. Non si investe più a seguito di una cernita approfondita ma in base ad un “momentum” (una tendenza, un trend, una mania, una moda). Si finisce di possedere quello che tutti amano e di conseguenza gli ETF continuano a scegliere quelle azioni che sono cresciute e pesano di più nei listini come un gatto che mordendosi la coda si autoalimenti senza tregua. Ovvio che vengano trascurati quei settori che sono diventati “a buon mercato” rispetto ai vincenti. Ma nessuno si rende conto che questo “momentum Investing“ funzionerà anche quando i mercati azionari inizieranno a scendere esacerbando le conseguenze al ribasso?
COME INIZIANO I MERCATI AL RIBASSO
Molto sovente i grandi ribassi iniziano quando si manifestano degli episodi assurdi, fuori dalla norma. Negli anni Novanta ci fù la bolla dei Punto.com la nuova tecnologia di informazione dove centinaia di nuove società, sperando di diventare le nuove Apple, le nuove Netflix, le nuove Google, le nuove Amazon venivano collocate con frenesia sul mercato pur non avendo ancora delle vendite in crescita, ed ancor meno di utili in bilancio. Poi, venne il crollo di Wall Street di inizio secolo.
Nel 2007 venne il turno della bolla immobiliare nella quale le case furono costruite ed offerte anche a tutti quelli che non potevano permettersele, con la conseguente grande recessione del 2008, per dare una casa a tutti furono costruite delle strutture finanziarie a dir poco opache che portarono alla catastrofe.
Forse la follia dei giorni nostri, che passerà alla storia sarà quella del BitCoin che nacque come un semplice parcheggio per i contanti di un mini territorio negli Stati Uniti in una mania mondiale con una particolare passione dei soldi neri dei magnati Cinesi, come ebbi ad illustrarvi nel precedente scritto.
DOVE SIAMO ?
La scorsa settimana è stata l’esempio della crisi di nervi dei mercati. Immediatamente dopo la riunione della Fed tutti i commenti dei giornali finanziari erano univoci: la Federal Reserve ha dato il via libera ad un rialzo dei mercati garantendo la fine del rialzo dei tassi! In giornata il mercato partì in tromba, 100 punti nei primi minuti, poi continuò a salire ma molto cautamente.
Il giorno dopo ci fù il maggior crollo (meno 1,7%) del 2019.
Cominciamo ad essere in tanti a non credere agli attuali dirigenti della Federal Reserve.
Ah! Ci fosse ancora il mio "amico" Paul!

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