Donne e motori, son gioie e dolori


Dott. Luciano Ammendola

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Donne e motori, son gioie e dolori.

Ho appena acquistato una Volkswagen nuova di pacca e mia moglie l’ha subito definita il carro funebre perche è nera metallizzata, interni neri, vetri posteriori oscurati e non fa quasi rumore. Invece, a sostegno del modo di fare le vetture dei tedeschi, posso dirvi  che ha uno splendido motore di 270 Cv, un enorme bagagliaio, dei fari che illuminano il mondo, ed una serie infinita di gadget elettronici che fanno di tutto: ti svegliano se ti addormenti, puoi collegarci telefoni, computers, vedere i dati del motore in un video personalizzato per i miei  vecchi occhi, uno stereo, possibilmente di musica classica, oltre a 4 minitelevisori che ti aiutano a sorpassare, posteggiare e secondo me, se mi applico, possono anche darmi il nome ed indirizzo in America Centrale del vicino di spiaggia.
Spero di essermi creato un alibi sufficiente per parlarvi adesso dei guai che sta passando l’industria automobilistica tedesca.


I sogni sono cambiati

Nasco figlio di un gentleman driver talmente bravo da diventare pilota ufficiale della Lancia Corse, La nostra casa, a parte Gianni Lancia e sua moglie Luisa, migliore amica di mia madre, veniva sovente invasa dagli Ascari, Castellotti, Nuvolari, Taruffi, Valenzano (una volta anche Fangio) per cene in cui la conversazione non si allontanava dal carburatore al cilindro passando dai tamburi dei freni. Sono cresciuto in questo mondo e senza il minimo talento paterno, mi sono messo ad adorare il mostro a quattro ruote avendo anche la supponenza, non giustificata, di fare corse di « macchine » per 25 anni.

Come per me, vent’anni più tardi, l’automobile é stata il Bengala della gioventù del dopoguerra. Se i nostri nonni si erano liberati dallo spazio casalingo con le prime biciclette che gli consentivano di raggiungere il fuori dalle mura di casa, alla generazione dei nostri padri venne concesso l’uso delle quattroruote a motore. Una esilarante iniezione di libertà verso la scoperta del mondo. Ricordo le arrampicate da Garessio  sul colle del San Bernardino con la Lancia (Ovviamente) a finestre aperte  con le tende oscure tirate per calmare i raggi del sole (l’aria condizionata ce l’avevano solo le macchine Americane, le Chevrolet e le Ford che nessuno aveva mai visto dal vero) sino a quando arrivava la voce tonante del Papà: Luciano, guarda, si vede il mare !!!!.

Questo mondo è cambiato .

Sono finiti i tempi dei «Milano/Roma in 3ore e 40». La vettura ha cessato di essere uno status symbol: è solo uno dei tanti mezzi per spostarsi dal punto A al punto B. Non si lavora più per comprarsi, magari a lunghissime rate, la mitica utilitaria. Non importa più che motore o che colore abbia l’auto: basta che funzioni e costi poco e che costi poco anche il carburante che la spinge.
Siamo ancora vivi noi superstiti che ci prendiamo la briga, la Domenica, di portare la macchina, accarezzandola, al lavaggio automatico, di girarci per guardarla mentre ci allontaniamo dopo aver chiuso la porta.
Hanno tentato di far sopravvivere il culto dell’automobile come specchio infallibile del successo nella vita, come simbolo di valenza sociale e ci sono anche riusciti nel venderci delle automobili straordinarie pur se a prezzi fantasmagorici. Sono riusciti a farci cambiar macchina ogni volta che usciva il nuovo modello.

MA ! Adesso i produttori di automobili hanno delle sfide impossibili

I diesel avvelenano l’aria, sono inquinanti, esistono gli Uber per girare  in città senza spaccarti i nervi alla guida, i parcheggi sono diventati introvabili e ad altissimo costo, le vetture elettriche sono buone solo per le città e solo se hai il caricatore in garage, le macchine che vanno piano perchè si autoguidano, un traffico assassino (prova a fare quello stesso  San Bernardino la sera della Domenica d’estate), le entrate ed uscite a Milano, Roma, Torino, Napoli nelle ore degli uffici ed in generale una presa di coscienza dell’inquinamento atmosferico provocato dal trasporto su strada. Per le lunghe tratte i treni sono diventati più comodi e veloci del viaggio in auto ed in più ti portano in centro città.
Molti giovani hanno sorpassato l’auto come oggetto del desiderio, per altro diventato troppo caro (un modello middle class costa oltre 60 milioni delle vecchie lire ed una  Bentley oltre 600 milioni: posso sbagliarmi ma la 500 si chiamava così per il suo prezzo ?). Si dividono tra loro l’uso e la proprietà dei veicoli o si convertono alle motorette. Invece di cambiar macchina si preferisce spendere la riservetta messa da parte in una crociera a prezzo moderato alle isole Aleutine.

Ma cosa centra tutto questo con l’economia tedesca ? La novità è che una parte enorme dell’industria manifatturiera tedesca non solo nasce dalle Mercedes, Audi,Volkswgen e BMW che vengono vendute prima verso l’Europa, poi negli Stati Uniti e tutta l’Asia ma inoltre si serve di  fornitori nei  paesi a basso costo lavorativo  che li circondano: batterie, freni, ruote vengono fabbricate in Polonia. Ungheria, Repubblica Ceca. Infine la buona salute dell’economia tedesca é un tirante fondamentale di tutta l’Europa.

L’industria automobilistica è complessa e necessita di larghi investimenti ed abbiamo visto come di recente, certe nuove legislazioni anti inquinamento (La non accessibilità dei centri delle metropoli, la guerra non più sotterranea verso le auto Diesel) abbiano creato dei cali bruschi delle vendite. A ciò si aggiungono minacce di nuovi dazi doganali (vedi lo scontro Trump contro Cina e le auto straniere). 

La prova dei cambiamenti mentali in corso è la sopravvivenza della Tesla, macchina solamente elettrica, che viene mantenuta in vita malgrado bruci quantità esorbitanti di perdite di capitali in nome del futuro, che sarà forse lontano ma che si pensa debba indiscutibilmente arrivare.

La Borsa di Francoforte perdendo intorno al 10% rispetto ai massimi del 2018 ci sta forse segnalando l’arrivo di una recessione ? Tale possibilità, in presenza di tassi reali negativi (=tassi-inflazione), metterebbe di nuovo in difficoltà la Banca Centrale Europea. Per mesi ed anni, il Presidente Draghi ha invitato le varie classi politiche a smetterla, durante la ripresa,di creare deficit di bilancio senza aver avuto risposta. In caso di recessione il margine operativo di ricominciare un Quantitative Easing non ci sarebbe più.


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