ARRESTATA LA FIGLIA DEL FONDATORE DI APPLE




Dott. Luciano Ammendola






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ARRESTATA LA FIGLIA DEL FONDATORE DI APPLE



WALL STREET JOURNAL

É stata arrestata in Canada e verrà presto estradata in Cina la figlia del fondatore di Apple.



Fosse stata vera una simile notizia avrebbe fatto saltare i mercati e  provocato un fugone generale. Tuttavia questo é quanto é realmente successo alla figlia del fondatore di Huawei, la più grande società di tecnologia della Cina con richiesta di estradizione verso gli Stati Uniti.

Allo stesso tempo questo avvenimento illustra quale sia la politica economica che Trump intende adottare verso la Cina confermando quanto ebbe a dire in campagna elettorale: in ogni negoziazione occorre portare la controparte sino al punto di rottura.



I mercati azionari avevano reagito all’annuncio che durante il G20 Cina e Stati Uniti avevano trovato il modo di aprire una soluzione reciproca al loro confronto e si erano toccati i massimi storici a Wall Street.



La folle crescita degli indici rientra tra gli obbiettivi della Presidenza Trump e una buona soluzione della diatriba Cinese eliminava i motivi di timori per la Borsa di New York.

In realtà due erano stati gli esiti del G20: quello politico, buonista e rassicurante « pour le grand public » e quello reale che prevede per le due parti vere negoziazioni tuttora in corso e ben lontano dall’essere risolte.



Un accordo non è stato firmato perché le due parti hanno desideri contrastanti :

1)               Gli Stati Uniti godono di un punto culminante di buona salute, si trovano la disoccupazione ai minimi storici e desiderano rivalersi contro i cinesi per l’enorme furto della Intellectual Property che ha distrutto milioni di posti di lavoro negli USA e ha riarmato la propria Marina Militare per creare un muro sul Pacifico (Ricordate le 17 portaerei che citavo in un precedente commento). In realtà la piena occupazione americana é stata costruita con una esplosione dell’indebitamento di dimensioni storiche e al di fuori dei grandi titoli tecnologici molte industrie annaspano nella mediocrità     

(Banche, Automobili, grandi magazzini, nomi ultra celebri come Caterpillar, General Electric, Sears) ma questo è mascherato dal governo Trump ed i cinesi, che sono la causa di questo disastro, fanno finta di non capire .

2)               La Cina non ha , da parte sua, nessun motivo di trovare un accordo disegnato dalla volontà USA :

A) Il suo Governo offrirebbe una immagine perdente al mondo intero.

B) Si evidenzierebbe come una enorme parte del suo sviluppo industiale é stato costruito sulla base del furto di IP e di duplicazioni di prodotti a basso costo grazie alla  loro forza lavoro a basso prezzo.



POSSIBILI ESITI



A questo punto l’unica condizione che potrebbe indurre la Cina a sedersi, con buone intenzioni, a negoziare intorno ad un tavolo, sarebbe quella di un collasso sistemico della loro economia .



Ed i segnali di questo collasso si stanno manifestando da tempo :



1)               Lo Yuan ha perso oltre il 15% dall’inizio dell’anno. Si è sovente blaterato come quella Cinese sarebbe diventata la moneta di scambio del futuro del mondo intero. Ho i miei dubbi in quanto malgrado la Banca Popolare Cinese abbia consumato gran parte delle sue riserve di Dollari per sostenerlo, al momento attuale lo Yuan rappresenta solo 1,8 Bilioni di Dollari delle transazioni mondiali giornaliere che ammontano ad oltre 5 Trilioni. É  follia pensare di sostituire il Dollaro che rappresenta 9/10 del commercio nel mondo.

2)               Il debito dello Stato Cinese è di pessima qualità e non viene più accettato dagli investitori. Uno studio del Financial Stability Board americano ha valutato a 7 Trilioni di Dollari l’ammontare di debito cinese  a rischio  (Il 15% del debito a rischio del mondo). Sembra una percentuale bassa per una seconda potenza mondiale ma non lo é se lo si confronta con jl PNL della Cina che supera di poco 9 Trilioni di USD. In altre parole il debito a rischio si avvicina al PNL cinese.





3)               La Borsa Cinese è in piena caduta. L’indice Large Cap che era passato da 27 nel 2016 a 52.5 nel  Dicembre del 2017 è ripiombato a 41 in questi giorni.



Quindi sono delle Fake News quelle che hanno dato come risolto lo scontro commerciale Cina/USA, ho la netta sensazione che Trump intenda applicare la strategia che porta al punto di rottura, come promesso nelle sue elezioni.



La Cina non é un caso isolato: la crisi delle Borse é appena cominciata, accade con due anni di ritardo rispetto alle mie previsioni, ma si sta rivelando feroce. Non ritengo si tratti di una temporanea correzione e ritengo che il minimo livello possa essere intorno a 2400 dell’indice Standard&Poors  Large Cap attualmente a 2650. Se dovesse rompere anche questo supporto tecnicamente sarebbe molto negativo. 





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