La Strategia della CINA: One Belt and One Road
Dott. Luciano Ammendola
Via Longhena 50
6900 Lugano
Switzerland
Tel. +41 91 922 58 57
Fax +41 91 922 58 61
La Strategia della CINA: One Belt and One Road
DIVENTARE UNA POTENZA EGEMONICA MONDIALE
Lo Stato Cinese afferma che la sua popolazione ammonta a circa 1,1 miliardi di abitanti mentre diversi centri di ricerca occidentali stimano una cifra vicina a 1,3 come più corretta.
Applicando dall’inizio del secolo la nuova strategia il Governo é riuscito a convogliare da una situazione di povertà lavorativa ad una di classe media circa 350 milioni di persone e di portarne altri 400 milioni da povertà assoluta a povertà lavorativa.
Nel 2013 il Presidente Xi Jinping in una conferenza passata in relativo silenzio perchè espressa in Kazakistan, parlò per la prima volta di ONE BELT ONE ROAD, l’iniziativa cinese che, in sintesi, vuole creare dei corridoi di legami marittimi e di linee ferroviarie tra la Cina e l’Europa passando attraverso il Kazakistan, la Russia, la Bielorussia, la Polonia, la Germania e la Francia e terminare nel Regno Unito.
Si tratta fondamentalmente di una strategia obbligata in quanto la Cina dipende al 43% dal petrolio medio-orientale e al 9% da quello russo ed il passaggio può avvenire in gran parte solo attraverso la cintura (BELT) via mare, Stretto di Ormuz, Aden, Stretto di Malacca e mare della Cina Meridionale. Essendo vitale proteggere questa fonte di energia la Cina si sta attrezzando per difenderla, ha costruito oltre 9 portaerei, e si sta inevitabilmente scontrando con gli Stati Uniti che hanno piazzato la Settima Flotta nell’Oceano Pacifico considerato da sempre Mare Nostrum.
Sempre a seguito della loro necessità di materie prime la Cina si è comprata mezza Africa : il 75% dell’esportazioni congolesi di rame, il 70% delle esportazioni di ferro del Sud Africa finiscono in Cina. Inoltre stanno acquistando dai governi meno democratici del Centro Africa ampi territori destinati all’agricultura per sfamare la loro futura espansione . Infine stanno prendendo corpo le loro future creazioni : Progetto East India, Progetto Africa sub-Sahariana, il risultato delle elezioni alle Maldive, Caraibi,Venezuela ed infine contratti in Sud America (Brasile e Columbia).
La parte ferroviaria viene chiamata la nuova strada della soia(Ricordate Marco Polo ?) ed è la più lunga del mondo, oltre 11500 Km tra Hubei e Lione, e costa l’80% in meno rispetto al trasporto aereo malgrado che nei 18 giorni necessari siano stati impiegati una ventina di macchinisti,otto cambi di locomotiva e tre trasbordi delle merci.
La parte marittima (ONE BELT) è sicuramente la più economica ma anche la più lenta, circa un mese, ma è anche quella che suscita la maggior preoccupazione ai cinesi perchè più vulnerabile ad eventuali contromosse americane. La strategia cinese per proteggere la via marittima è stata quella di creare lungo la strada verso Suez dei megaporti commerciali lungo il tragitto come Gwadar in Pakistan ed in prospettiva le Maldive.
Insomma una guerra commerciale è in atto.
Ma come è mai possibile che il mondo Occidentale non si sia accorto di quanto stava succedendo ? Occupati come siamo dai disperati migranti arabi ed africani che rappresentano un problema mal gestito ma gestibile, abbiamo chiuso gli occhi al pericolo cinese. E non parlo solo delle nostre classi meno abbienti che sono ferite dai migranti di colore disperati mentre vedono invece con simpatia le mini città cinesi create sul nostro territorto che convivono separate,che lavorano chiuse nei loro minilaboratori, pagano ( ?) le tasse, non « sporcano », non commettono delitti. Producono o importano falsi clamorosi ma hanno l’appoggio della malavita nella distribuzione e quindi protetti contro i nostri carabinieri già impiegati dai poveri migranti.
Parlo sopratutto da quelli che vengono definiti i cervelli di Davos che , una volta all’anno si riuniscono in lussuosi alberghi Svizzeri per fornirci previsioni, disamine, illuminazioni economiche. Sono i finanzieri di Wall Street, i Banchieri Inglesi, le Banche d’investimento, i Goldman Sachs e gli Schwarzman (Blackrock)ed i rappresentanti delle 20/30 multinazionali presenti in Cina. Nel Gennaio del 2017 a Davos atterrò il Presidente Ji e fece un discorso per sostenere ed illustrare tutti i benefici di una globalizzazione. Ed incredibilmente tutti i cervelli eccelsi, seduti in aula, digerirono tutto dicendo « che grande leader che abbiamo, che grande umanitario che ci aiuterà a navigare nell’allargamento dei mercati mondiali. Sono bravi ragazzi che non hanno ambizioni territoriali e negli ultimi 2000 anni non hanno mostrato politiche espansionistiche (Il Tibet non conta perché troppo piccolo per essere preso in considerazione) ».
Occorre tuttavia non credere agli uomini di Davos : non sono stupidi come cercano di far credere ma proteggono i miliardi di Dollari, Euro,Yen che in Cina hanno trovato un mercato infinito per i loro prodotti o, in alternativa, un costo di produzione molto inferiore a quello dei paesi d’origine.
Ma ecco che pochi giorni dopo un inaspettato Donald Trump fa il suo discorso inaugurale che parla di Stato Nazione, parla di ritorno alla sovranità, alla protezione del popolo di lavoratori rimasti a piedi a causa della globalizzazione. Ancora più esplicito il Vice Presidente Mike Pence non più di 20 giorni orsono: rivogliamo la nostra sovranità.
Ed ecco che la strategia cinese deve rimettersi al lavoro: il gruppone cinese invitato a Washington dal Tesoro Americano per discutere una pace economica concordata si spezza in due: la parte meno importante scende a Washington per discutere con il mondo politico, mentre i capi cinesi fanno invece visita alle 15/20 ditte americane più presenti in Cina.
Il discorso è stato molto preciso: Trump ci rompe le uova nel paniere, se non ci aiutate a formare un comitato congiunto per opporsi ad America First bloccheremo le frontiere ai vostri capitali investiti in Cina.
I cinesi considerano l’Occidente come i romani consideravano i barbari ed usano la medesima strategia: é inutile fare la guerra uno per uno a tutti i barbari, troppo costoso, molto meglio comprare i loro capi e fornire loro un sapore intenso della bella vita. Così come i romani i Cinesi sanno gestire da 4000 anni le loro frontiere. E tutto si lega perfettamente: i cinesi incentivano le elites occidentali e le nostre elites, in cambio,deindustrializzano il Mid West degli Stati Uniti, la media industria europea, si portano a casa il meglio della tecnologia industriale. Non occorre, a questo punto
chiedersi come mai, proprio dalla piccola borghesia occidentale prenda corpo un populismo di classe media che si vede maldestramente dimenticata e non protetta dalla nostra classe politica.
E sono stati proprio i luminari di Davos, sia che li si considerino impreparati o meglio ancora conniventi, a creare questo mostro in movimento. Come dice Steve Bannon ex Capo Strategie della Casa Bianca:
« Qui stiamo parlando di dignità umana e di autostima.Molte industrie sono sparite mentre Wall Street si é arricchita. Molte multinazionali hanno fatto crescere i loro margini di utile mentre il diavolo si é accanito sui lavoratori. Questo è quanto Trump cerca di ribaltare. La Cina ci considera uno stato tributario che gli fà avere risorse
naturali, farina di soia, carne bovina,bestiame agricolo. Per entrare in Cina, Boeing ha dovuto creare una società al 50% con i cinesi ed il mercato cinese é stato aperto per Apple solo a condizione che la produzione avvenisse in Cina ».
Per concludere non é certo un caso che mentre la crescita degli Stati uniti si é evidenziata dalla fine della guerra sino al 2000 intorno al 3,5%, facendone la potenza mondiale numero uno, ecco che dall’entrata della Cina nelle World Trade Organisation, come nazione « favorita » ad oggi la crescita é scesa all’1,9%.
Il Presidente Trump, al contrario di Obama, si è accorto di questa offensiva : il primo ruggito é avvenuto con la legge 301s che ha bloccato l’emigrazione della Tecnnologia
(le aziende americane che operano all’estero) ed ha costretto il gigante informatico cinese ZTE a chiudere ogni attività in territorio americano nel giro di 90 giorni.
Siamo arrivati alla prima guerra economica del secolo: è stata dichiarata dalla strategia Cinese.
Via Longhena 50
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La Strategia della CINA: One Belt and One Road
DIVENTARE UNA POTENZA EGEMONICA MONDIALE
Lo Stato Cinese afferma che la sua popolazione ammonta a circa 1,1 miliardi di abitanti mentre diversi centri di ricerca occidentali stimano una cifra vicina a 1,3 come più corretta.
Applicando dall’inizio del secolo la nuova strategia il Governo é riuscito a convogliare da una situazione di povertà lavorativa ad una di classe media circa 350 milioni di persone e di portarne altri 400 milioni da povertà assoluta a povertà lavorativa.
Nel 2013 il Presidente Xi Jinping in una conferenza passata in relativo silenzio perchè espressa in Kazakistan, parlò per la prima volta di ONE BELT ONE ROAD, l’iniziativa cinese che, in sintesi, vuole creare dei corridoi di legami marittimi e di linee ferroviarie tra la Cina e l’Europa passando attraverso il Kazakistan, la Russia, la Bielorussia, la Polonia, la Germania e la Francia e terminare nel Regno Unito.
Si tratta fondamentalmente di una strategia obbligata in quanto la Cina dipende al 43% dal petrolio medio-orientale e al 9% da quello russo ed il passaggio può avvenire in gran parte solo attraverso la cintura (BELT) via mare, Stretto di Ormuz, Aden, Stretto di Malacca e mare della Cina Meridionale. Essendo vitale proteggere questa fonte di energia la Cina si sta attrezzando per difenderla, ha costruito oltre 9 portaerei, e si sta inevitabilmente scontrando con gli Stati Uniti che hanno piazzato la Settima Flotta nell’Oceano Pacifico considerato da sempre Mare Nostrum.
Sempre a seguito della loro necessità di materie prime la Cina si è comprata mezza Africa : il 75% dell’esportazioni congolesi di rame, il 70% delle esportazioni di ferro del Sud Africa finiscono in Cina. Inoltre stanno acquistando dai governi meno democratici del Centro Africa ampi territori destinati all’agricultura per sfamare la loro futura espansione . Infine stanno prendendo corpo le loro future creazioni : Progetto East India, Progetto Africa sub-Sahariana, il risultato delle elezioni alle Maldive, Caraibi,Venezuela ed infine contratti in Sud America (Brasile e Columbia).
La parte ferroviaria viene chiamata la nuova strada della soia(Ricordate Marco Polo ?) ed è la più lunga del mondo, oltre 11500 Km tra Hubei e Lione, e costa l’80% in meno rispetto al trasporto aereo malgrado che nei 18 giorni necessari siano stati impiegati una ventina di macchinisti,otto cambi di locomotiva e tre trasbordi delle merci.
La parte marittima (ONE BELT) è sicuramente la più economica ma anche la più lenta, circa un mese, ma è anche quella che suscita la maggior preoccupazione ai cinesi perchè più vulnerabile ad eventuali contromosse americane. La strategia cinese per proteggere la via marittima è stata quella di creare lungo la strada verso Suez dei megaporti commerciali lungo il tragitto come Gwadar in Pakistan ed in prospettiva le Maldive.
Insomma una guerra commerciale è in atto.
Ma come è mai possibile che il mondo Occidentale non si sia accorto di quanto stava succedendo ? Occupati come siamo dai disperati migranti arabi ed africani che rappresentano un problema mal gestito ma gestibile, abbiamo chiuso gli occhi al pericolo cinese. E non parlo solo delle nostre classi meno abbienti che sono ferite dai migranti di colore disperati mentre vedono invece con simpatia le mini città cinesi create sul nostro territorto che convivono separate,che lavorano chiuse nei loro minilaboratori, pagano ( ?) le tasse, non « sporcano », non commettono delitti. Producono o importano falsi clamorosi ma hanno l’appoggio della malavita nella distribuzione e quindi protetti contro i nostri carabinieri già impiegati dai poveri migranti.
Parlo sopratutto da quelli che vengono definiti i cervelli di Davos che , una volta all’anno si riuniscono in lussuosi alberghi Svizzeri per fornirci previsioni, disamine, illuminazioni economiche. Sono i finanzieri di Wall Street, i Banchieri Inglesi, le Banche d’investimento, i Goldman Sachs e gli Schwarzman (Blackrock)ed i rappresentanti delle 20/30 multinazionali presenti in Cina. Nel Gennaio del 2017 a Davos atterrò il Presidente Ji e fece un discorso per sostenere ed illustrare tutti i benefici di una globalizzazione. Ed incredibilmente tutti i cervelli eccelsi, seduti in aula, digerirono tutto dicendo « che grande leader che abbiamo, che grande umanitario che ci aiuterà a navigare nell’allargamento dei mercati mondiali. Sono bravi ragazzi che non hanno ambizioni territoriali e negli ultimi 2000 anni non hanno mostrato politiche espansionistiche (Il Tibet non conta perché troppo piccolo per essere preso in considerazione) ».
Occorre tuttavia non credere agli uomini di Davos : non sono stupidi come cercano di far credere ma proteggono i miliardi di Dollari, Euro,Yen che in Cina hanno trovato un mercato infinito per i loro prodotti o, in alternativa, un costo di produzione molto inferiore a quello dei paesi d’origine.
Ma ecco che pochi giorni dopo un inaspettato Donald Trump fa il suo discorso inaugurale che parla di Stato Nazione, parla di ritorno alla sovranità, alla protezione del popolo di lavoratori rimasti a piedi a causa della globalizzazione. Ancora più esplicito il Vice Presidente Mike Pence non più di 20 giorni orsono: rivogliamo la nostra sovranità.
Ed ecco che la strategia cinese deve rimettersi al lavoro: il gruppone cinese invitato a Washington dal Tesoro Americano per discutere una pace economica concordata si spezza in due: la parte meno importante scende a Washington per discutere con il mondo politico, mentre i capi cinesi fanno invece visita alle 15/20 ditte americane più presenti in Cina.
Il discorso è stato molto preciso: Trump ci rompe le uova nel paniere, se non ci aiutate a formare un comitato congiunto per opporsi ad America First bloccheremo le frontiere ai vostri capitali investiti in Cina.
I cinesi considerano l’Occidente come i romani consideravano i barbari ed usano la medesima strategia: é inutile fare la guerra uno per uno a tutti i barbari, troppo costoso, molto meglio comprare i loro capi e fornire loro un sapore intenso della bella vita. Così come i romani i Cinesi sanno gestire da 4000 anni le loro frontiere. E tutto si lega perfettamente: i cinesi incentivano le elites occidentali e le nostre elites, in cambio,deindustrializzano il Mid West degli Stati Uniti, la media industria europea, si portano a casa il meglio della tecnologia industriale. Non occorre, a questo punto
chiedersi come mai, proprio dalla piccola borghesia occidentale prenda corpo un populismo di classe media che si vede maldestramente dimenticata e non protetta dalla nostra classe politica.
E sono stati proprio i luminari di Davos, sia che li si considerino impreparati o meglio ancora conniventi, a creare questo mostro in movimento. Come dice Steve Bannon ex Capo Strategie della Casa Bianca:
« Qui stiamo parlando di dignità umana e di autostima.Molte industrie sono sparite mentre Wall Street si é arricchita. Molte multinazionali hanno fatto crescere i loro margini di utile mentre il diavolo si é accanito sui lavoratori. Questo è quanto Trump cerca di ribaltare. La Cina ci considera uno stato tributario che gli fà avere risorse
naturali, farina di soia, carne bovina,bestiame agricolo. Per entrare in Cina, Boeing ha dovuto creare una società al 50% con i cinesi ed il mercato cinese é stato aperto per Apple solo a condizione che la produzione avvenisse in Cina ».
Per concludere non é certo un caso che mentre la crescita degli Stati uniti si é evidenziata dalla fine della guerra sino al 2000 intorno al 3,5%, facendone la potenza mondiale numero uno, ecco che dall’entrata della Cina nelle World Trade Organisation, come nazione « favorita » ad oggi la crescita é scesa all’1,9%.
Il Presidente Trump, al contrario di Obama, si è accorto di questa offensiva : il primo ruggito é avvenuto con la legge 301s che ha bloccato l’emigrazione della Tecnnologia
(le aziende americane che operano all’estero) ed ha costretto il gigante informatico cinese ZTE a chiudere ogni attività in territorio americano nel giro di 90 giorni.
Siamo arrivati alla prima guerra economica del secolo: è stata dichiarata dalla strategia Cinese.

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